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Prestito pensionistico, una guida 2019

Che possibilità ci sono di ottenere un Prestito Pensionistico? Questo articolo vuole essere una guida completa che spiega a chi è destinato tale prestito e come fare per ottenerlo.

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Il prestito pensionistico altro non è che la cosiddetta APe ( acronimo di Anticipo o Assegno Pensionistico), una misura che consente la possibilità di lasciare il lavoro fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia.

Ricordiamo che ad oggi l'accesso alla pensione di vecchiaia è fissato a 67 anni, stante il possesso di almeno 20 anni di contributi.

Un sussidio economico, quindi, oltre che, che consentirebbe a precise categorie di lavatori di poter usufruire della messa a riposo anticipata; iniziativa ancor più importante se si pensa che, secondo le previsioni ISTAT, si potrebbe andare in pensione tra qualche anno ad un'età ben superiore ai 70 anni.

Esistono tre tipologie di APe: volontaria, sociale e aziendale, differenziate per requisiti richiesti e modalità.

Vediamo in questa guida in cosa consiste e come accedere al prestito pensionistico, con i dovuti approfondimenti a seconda della situazione del lavoratore.

Prestito pensionistico: a quanto ammonta?

L'Ape agevolato prevede un trattamento pensionistico in rapporto all'importo della pensione maturata fino al momento della richiesta, entro un massimo di 1.500 euro lordi mensili (circa 1.300 euro netti); l'accredito avverrà naturalmente sino a quanto si raggiungerà la pensione nel regime obbligatorio. In tutti i casi, trattandosi di un'uscita dal lavoro pensata come altamente flessibile, il lavoratore può richiedere un'Ape anche da un minimo di 150 euro mensili in base alla durata dell'anticipo, sempre nel tetto massimo del 90% della pensione maturata e dei 1.500 euro di cui sopra.

Per quanto concerne invece l'Ape volontario, questo non rientra nel regime previdenziale perché non è a carico dello stato come invece quello sociale: si tratta di un vero e proprio prestito bancario da restituire con un piano di ammortamento che inizia una volta raggiunta la pensione. Tale prestito può essere anche ventennale, con importo rateale calcolato sulla base del valore netto dell'assegno versato per ogni anno di pensione anticipata.

Val la pena specificare che le mensilità annuali erogate tramite Ape sono 12, il che significa che non viene concessa la tredicesima.

Il rimborso previsto copre un arco di 20 anni, fatta salva la possibilità, come per ogni prestito, di estinzione anticipata.

Ape: chi può richiederlo

L'APe è stato introdotto dall'articolo 1, co. 179, della legge 232/2016 (la legge di bilancio 2017, per intenderci), a tutela di alcune fasce di lavoratori per cui il legislatore ha stabilito doveroso un regime di maggior tutela.

Requisito fondamentale è quello di aver raggiunto i 63 anni di età e almeno 20 30 o 36 di contributi, in base al tipo di prestito pensionistico richiesto; ciò vale tanto per i dipendenti dei settori pubblico e privato quanto per gli autonomi e i parasubordinati. Rimangono invece esclusi i liberi professionisti che siano iscritti presso le relative casse professionali.

Come accennato, occorre versare in una condizione di difficoltà, che la legge individua in quattro soggetti specifici: disoccupati, invalidi, caregiver e addetti a mansioni gravose. In ultimo, il beneficiare deve risultare residente in Italia.

Sulla base di questi quattro profili sono stati strutturati i tre tipi di prestito pensionistico che abbiamo menzionato in apertura; vediamo più da vicino in modo da capire meglio i requisiti e le diverse modalità per fare domanda.

Ape volontaria

L'anticipo pensionistico volontario può essere richiesto dai lavoratori che, per qualsivoglia ragione, desiderino andare in pensione prima di quanto previsto dalla normativa ordinaria.

Si tratta di un prestito da richiedere presso un ufficio bancario, assieme al quale si sottoscrive anche una polizza assicurativa (obbligatoria per legge). L'assicurazione è un'importante tutela per il richiedente e il suo nucleo familiare, perché esonera i congiunti dal pagamento delle rate residue in caso di morte prematura del lavoratore prima di aver concluso il piano di ammortamento. Sarà infatti l'assicurazione a farsi carico del completo rimborso, e l'eventuale pensione di reversibilità verrà accreditata al coniuge senza trattenute.

Il primo passo da fare per presentare la domanda di Ape volontario è quello di recarsi presso uno degli sportelli INPS per ottenere la certificazione della pensione futura e indicazioni su banche e assicurazioni convenzionati con l'ente. Naturalmente è bene chiedere anche durata e ammontare dell'Ape, in modo da avere un preventivo completo e valutare la convenienza dell'iniziativa.

La vera e propria domanda va però compilata e inoltrata online, sottoscrivendo la proposta prescelta che verrà valutata e verificata dall'INPS stesso.

Ma cosa accade al raggiungimento dei requisiti per le pensione di vecchiaia? L'INPS erogherà la pensione al netto della rata di ammortamento (che, ricordiamo, comprende non solo la restituzione della somma anticipata tramite prestito, ma anche gli interessi dovuti e i costi dell'assicurazione).

Ape sociale

Per l'Ape sociale possono far richiesta tutti coloro che, per particolari condizioni, siano costretti a lasciare il lavoro prima del raggiungimento dei requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia. Rientrano in questa categoria le seguenti categorie, a patto che abbiano versato 30 anni di contributi:

  • i disoccupati senza ammortizzatori sociali;
  • i caregiver, ossia i lavoratori che prestano assistenza a familiari di primo grado con disabilità grave;
  • i lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%;
  • i lavoratori con mansioni ritenute usuranti. Costoro devono, invece, aver maturato 36 anni di contributi.

Attenzione: le madri potranno usufruire di un anno di “sconto” per ogni figlio. Ad esempio una madre con due figli che sia disoccupata potrà accedere all'Ape sociale con 28 anni di contributi anziché i 30 statutari.

Data la particolarità di queste situazioni, non è necessario presentare richiesta per il prestito agli istituti creditizi; da quando lascia il lavoro sino a quando non avrà i requisiti per la pensione di vecchiaia, il lavoratore percepirà in automatico un assegno mensile (si badi, non è una pensione!) calcolato ed erogato dall'INPS.

Potrebbe verificarsi il caso che la pensione di vecchiaia sia superiore ai 1.500 euro lordi. Si tratterebbe dunque di una “perdita” per il lavoratore, ma per fortuna il legislatore ha previsto una via d'uscita: si può infatti chiedere un prestito alla banca sotto forma di Ape volontario, in modo da coprire la differenza e ottenere accrediti mensili commisurati a quanto spettante di diritto.

Sussistono comunque delle condizioni di incompatibilità dell'Ape con:

  • i trattamenti di sostegno al reddito, come la Naspi e la successiva Asdi;
  • altre pensioni dirette;
  • l'indennizzo per la cessazione di attività commerciali.

È inoltre obbligatorio interrompere qualunque attività lavorativa, sia dipendente che autonoma, ma è possibile cumulare l'Ape con piccoli redditi derivanti da lavoro dipendente o parasubordinato che non superino gli 8.000 euro l'anno, 4.800 euro se invece si tratta di guadagni da lavoro autonomo.

Differentemente dall'Ape volontaria, le rate per il rimborso non prevedono interessi, che sono per la loro totalità a carico dello Stato.

Quanto dura l'Ape sociale? Da 6 ai 43 mesi, ma è prevista la possibilità di allungarla in proporzione ai futuri adeguamenti alla speranza di vita.

Ape aziendale

L'Ape aziendale si rivolge ai lavoratori che rientrano in un piano di ristrutturazione o che comunque, previo accordo con l'azienda, siano intenzionati al pensionamento prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Anche in questo terzo caso pariamo di un assegno mensile; l'azienda continuerà a versare all'INPS i contributi, in modo che, nonostante l'Ape, l'importo della pensione di vecchiaia continui a maturare. In altre parole, i contributi versati vanno ad incrementare il montante contributivo del dipendente, sono cioè una quota supplementare che non aumenta l'Ape fruito ma la pensione erogata all'avvio del piano di ammortamento.

Inoltre l'Ape aziendale prevede una detrazione fiscale pari al 50% della quota interesse della rata.

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Saturday, 07 September 2019 - Autore: Gino Topini